Dicembre 1957 – 14 orribili attacchi di squalo.

In SudAfrica nelle coste dell’attuale KwaZulu-Nata molti ricorderanno il “dicemrbe di Sangue del 1957” (Black December). In quel periodo ci furono 14 orribili attacchi di squalo, 6 dei quali furono mortali, il colpevole era un grosso squalo bianco.

La storia “Dicembre di Sangue”

Tutto inizio nelle coste dell’attuale KwaZulu-Natal, provincia orientale del Sudafrica, nel periodo tra il Natale del 1957 e la Pasqua del 1958, precisamente 107 giorni, nei quali si segno il periodo di terrore “Black December”.

È una storia che, per molti elementi, sembra avere ispirato il film “Lo squalo” di Spielberg:

Centro degli eventi è la città di Durban, città portuale, con più di 3 milioni di abitanti, della provincia del KwaZulu-Natal, oggi come allora punta di diamante di un polo turistico .

Alla fine degli anni ‘50 Durban era, grazie al turismo, una città in forte espansione. In seguito ad una serie di attacchi avvenuti nel 1952, essa si era dotata di un sistema di reti antisqualo, cosi da divulgare una sensazione di sicurezza per gli abitanti e turisti.

Tutto cominciò alle 5.00 del pomeriggio del 18 dicembre; Il sedicenne Robert Wherley era un bagnino volontario a Karridene Beach, villaggio turistico alla foce del fiume Msimbazi, 37 km a

a sud di Durban; stava nuotando fra le onde con l’acqua che gli arrivava al petto quando sentì qualcosa sfiorargli la gamba. Un’ombra si muoveva sotto di lui, un attimo dopo una pinna fendeva la superficie. Prima ancora che Robert potesse realizzare cosa stesse accadendo, lo squalo gli fu addosso, afferrandolo per la gamba e trascinandolo sott’acqua. L’animale lasciò poi la presa e il ragazzo fu soccorso da due uomini; trasportato di corsa in ospedale, rimase per giorni in condizioni critiche: lo squalo gli aveva strappato la gamba sinistra all’altezza del ginocchio e dilaniato la coscia. Robert Wherley fu però tra i fortunati, e sopravvisse.

Due giorni dopo, il 20 dicembre, non altrettanto bene andò ad Allan Green, quindici anni, che si trovava all’altezza di un banco di sabbia ad appena trenta metri al largo di Uvongo Beach, spiaggia situata alla foce del fiume Vungu, 129 km a sud di Durban, quando venne attaccato mentre giocava assieme ad un a mico.

Le ferite riportate, morsi estesi al braccio destro, al torace e al ventre, furono talmente gravi che il ragazzo era già morto quando venne trasportato a riva.

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Un testimone ricorda “un corpo esanime, portato a braccio dal bagnasciuga, che impregnò completamente di sangue l’asciugamano chiaro con cui l’avevano coperto”.

Passarono altri tre giorni e il 23 dicembre un terzo attacco si verificò nella vicina Margate Beach, 6,4 km più a sud. Vernon James Berry, ventitre anni, era arrivato a Margate la mattina assieme a due amici per trascorrervi cinque giorni di vacanza. Al momento del suo ingresso in mare, intorno alle quattro del pomeriggio, la spiaggia era popolata da centinaia di persone e i bagnanti erano almeno duecento.

Il picco di alta marea era stato mezz’ora prima e adesso, a dieci metri da riva, Vernon si trovava in appena un metro d’acqua. Intorno alle 16.20 un gruppo di pescatori vide un grosso squalo dirigersi verso i bagnanti; uno degli uomini del gruppo corse lungo la battigia lanciando l’allarme, ma era ormai troppo tardi: un testimone seduto sugli scogli ricorda come lo squalo scivolò attraverso un’onda frangente puntando dritto su Berry. A cinque metri di distanza gli amici udirono un urlo straziante: il ragazzo era stato colpito sul fianco e trascinato lungo la superficie tra i cavalloni; solo la mano sporgeva sopra l’acqua tinta di sangue. Infine i due amici riuscirono a strappare Vernon dalla morsa del pesce e a trasportarlo a riva, dove il ragazzo, resosi conto della gravità della propria condizione, ebbe il tempo di gridare “Oh mio Dio, guardatemi!” prima di perdere definitivamente conoscenza e morire sulla strada per l’ospedale. L’estensione delle ferite subite da Vernon Berry fu impressionante: il braccio destro spezzato e completamente spogliato della carne, la mano sinistra recisa all’altezza del polso, una vasta area dalla coscia alla natica al basso ventre destro scarnificata.

Dopo l’attacco lo squalo rimase ancora per un po’ nella zona, continuando a nuotare parallelo alla costa.

La balneazione venne immediatamente proibita a Margate Beach. Il Consiglio cittadino si riunì il giorno seguente per decidere il da farsi: furono stabiliti il divieto di balneazione dopo le 15.30 e l’incremento del numero delle torrette d’avvistamento e dei sorveglianti; furono poi valutate le possibilità economiche per l’eventuale dotazione di reti antisqualo (a Uvongo venne istituito a questo fine un fondo d’emergenza finanziato da privati, per lo più albergatori e commercianti interessati a mantenere costante il flusso del turismo).

Il Consiglio si fece inoltre carico del noleggio di un aeroplano e un elicottero (sotto foto dell’epoca) che sorvolassero il tratto di costa tra Uvongo e la più meridionale Southbroom per segnalare la presenza di squali.

Furono attuate anche misure più drastiche, rivelatesi alla fine controproducenti. I pescatori locali cominciarono a pasturare al largo con grosse esche di carne e armati di fucili (il sindaco della vicina Port Shepstone arrivò a concedere il permesso a chiunque possedesse un’arma di poterla usare liberamente in caso di avvistamenti, anche dalla spiaggia). In più, una nave dragamine della Marina sudafricana fu incaricata di lanciare bombe di profondità davanti alle coste interessate dagli attacchi (sotto foto dell’epoca) , nella speranza di uccidere il maggior numero di squali possibile.


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In realtà i risultati ‘sanguinolenti’ di queste iniziative (le lunghe scie di pastura, i pesci dilaniati dai proiettili e dalle esplosioni) non fecero altro che fungere da ulteriore attrattiva per i predatori oceanici, già pericolosamente vicini alla costa, come iniziava a indicava il gran numero di squali catturati.

Nonostante questo segnale preoccupante, le misure adottate parvero sufficienti e, su generale pressione di una comunità dipendente dal turismo, la balneazione fu consentita di nuovo il giorno di Natale.

Seguirono molti altri attacchi nei giorni successivi documentati e riportate nella Documentfilm “Killer Sharks” e poi arrivato in italia con ” Dicembre di sangue.


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